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Memorie dal futuro - 2021 - Phoenix Publishing editore

memorie dal futuro
Riflessioni dell'autrice:

Dall’ultimo capitolo del mio romanzo “Memorie dal futuro”, traggo un passaggio che risulta anche efficacemente introduttivo e funzionale allo scopo di presentarlo: “Avevamo ricominciato daccapo. Dal Punto Zero. Quelli del Dopo di noi sapranno se la gestione del Potere diventerà migliore di quella del Passato Proibito. Sopravvissuti e pesti, contaminati e malati, ancora avevamo la Moria, l’Archeologia devastante del Passato Proibito con le scheletriche testimonianze di paesi e città bombardate e terre ancora piagate e cieli plumbei e freddo gelido e caldo atroce. Ed eravamo esposti alle ire del Pianeta vigliaccamente ferito che ancora reagiva con i suoi violenti, inarrestabili uragani e le grandi incontrollabili alluvioni e i suoi terremoti di incommensurabile forza. E i venti sterminatori che diffondevano morbi non curabili”.

L’idea del romanzo, di genere fantapolitico, nacque, come per altri miei scritti, durante una esperienza lavorativa e relazionale particolarmente rovinosa e frustrante che tuttavia, per la forza rivelatrice degli eventi, dei comportamenti altrui e delle mie forti intuizioni, anche profetiche, ebbe il grande merito di squarciarmi molti anni fa e definitivamente, la visione del futuro cui era destinata una umanità che, a livello globale, era ormai di fatto in balia, già ben oltre i prodromi, dell’irreversibile processo di degrado morale, culturale, sociale e politico. Degrado che ha caratterizzato la fine del secondo millennio e più ancora gli inizi del terzo, in cui il sistema politico/economico agiva, anche attraverso l’informazione e le produzioni massmediali, affinché la consapevolezza del processo in atto restasse limitata a quanto meno persone possibile. Ovvero quelle non facilmente colonizzabili. Veramente poche, se considerate in percentuale e cioè in proporzione alle masse, a tutti i bersagli di quelle grandi e ramificate manipolazioni, tra le cui più innocenti vittime furono in particolare le generazioni in crescita e formazione. Nonostante l’input iniziale risalga al lontano 2001 e il ‘passato’ che i protagonisti della storia cercano di ricostruire riguardi prevalentemente gli ultimi decenni del secondo millennio, la forza profetica del lavoro lo rende molto attuale. Del resto già in prima stesura risultava altrettanto evidente anche per ciò che avrebbe purtroppo riguardato il futuro del pianeta in relazione agli sconvolgimenti climatici e pandemici o di altro genere che quel degrado stava già provocando e sempre più avrebbe determinato. In questo romanzo, sebbene immaginifico e persino visionario per moltissimi aspetti e che ha l’ambizione di essere di ammonimento per coloro cui desideravo destinarlo sin dall’inizio, mi servo tuttavia dell’esperienza della mia esistenza (il cammino, il passaggio, il transito nel tempo e nello spazio, innanzitutto intellettuale) sia pure attraverso la narrazione di un percorso collettivo di ricerca, scoperta, rivelazione... Un percorso che, prendendo spunto da una vicenda personale, appartiene cioè all’essere umano. Il desiderio di conoscenza, soprattutto nell’eroe odisseano Cisarò, è l’irrefrenabile motore di tutta la vicenda, una forza interiore cui nessuna guardia può opporsi perché nessuna censura, nessun limite o repressione possono tenere carcerato il pensiero. La struttura della narrazione mi ha consentito di esprimere le mie opinioni e l’idea di una possibile esistenza in comunità a fronte e in contrasto con molteplici fattori distruttivi contemporanei. Non ultimo l’individualismo dove intellettualistico, dove ottuso, becero e sfrenato che il principio omologante, diventato ormai il possente Molosso del Presente, ha determinato. A motivarmi furono e sono proprio la rivolta dolorosa nel profondo dell’animo mio contro quei fattori pericolosi e devastanti che andrebbero combattuti tutti, collettivamente e senza sosta. Per di più recuperava e oggi più che mai recupera spazio e potere il più plumbeo patriarcato con tutte le peggiori valenze e conseguenze, mentre indietreggiava ed oggi più che mai indietreggia e si disperde o si frantuma il femminismo. Mi interessava anche mettere a frutto nell’economia del testo la mia consapevolezza rispetto al come e al quanto la prontezza e la competenza con cui si espresse sin dalla metà degli anni ’70 la critica femminista in relazione alla scienza, non fossero improvvisate bensì il risultato delle esperienze e delle pratiche del movimento delle donne. Il quale era arrivato anche a confrontarsi con gli oggetti tradizionali del sapere e soprattutto, diversamente dalla critica di sinistra già da tempo bloccata sulla distinzione tra “uso e abuso della scienza”, aveva messo in seria discussione l’idea che la ricerca sia di per sé buona e neutrale, mentre invece possono diventare cattive le sue applicazioni, con conseguente deresponsabilizzazione degli scienziati, ritenuti non colpevoli degli esiti distruttivi. A tale conclusione si giungeva considerando infatti che non sono loro a decidere l’uso delle scoperte scientifiche mentre ogni colpa veniva (e viene) riversata sulle scelte dei politici, dei padroni o dei militari. La critica delle femministe apportò una vera e propria rivoluzione, perché metteva in discussione proprio la presunta oggettività e neutralità della ricerca, rivendicando la presenza dell’elemento individuale, soggettivo e sessuato, anche nel processo di produzione di conoscenza. Il femminismo radicale, quello che non è caduto nella trappola della parità emancipatoria ed ha svelato sin dai primi anni ’70 un diverso orizzonte, indicò quindi strategie sulle quali sarebbe opportuno ed anzi indispensabile riflettere. Inoltre individuò anche percorsi alternativi, generatori di pratiche relazionali e soprattutto politiche, di gestione di città, del territorio e della ‘cosa pubblica’. Invece hanno continuato ad avanzare allarmanti e dilaganti l'inquinamento ambientale dalle molteplici cause, l'inquinamento climatico ed il surriscaldamento globale e loro apocalittiche conseguenze e prospettive, a cominciare dagli stravolgimenti nella localizzazione di specie alla disperata ricerca di nuovi habitat per la sopravvivenza. Dilagano virus di origine animale, anche nuovi e ne conseguono pandemie come il Covid19 attualmente in corso. Si afferma da più parti che nulla sarà più come prima. Ma come, con quali modalità? La questione è inquietante e gravissima! D’altra parte, se così non fosse, se cioè tutto riprendesse la medesima strada, ammesso che sia possibile, e quindi esattamente quella che ci ha portato a questo susseguirsi di cause devastanti e catastrofici quanto prevedibili effetti, i virus come i drammatici eventi climatici e quant’altro cambieranno nome o luogo ma non l’obiettivo mostruoso di renderci sempre più ostaggi e sempre meno esseri liberi. Fino a quando ci saremo ancora sul pianeta come specie. Per scaramanzia non ho voluto modificare ai fini della pubblicazione, le parti del libro “Memorie dal futuro” in cui davo all’epoca molto spazio alla speranza e del resto tutta la storia si basava su realtà di sopravvivenza dopo una non ben identificata ma catastrofica fine del mondo. Inoltre la dedica era e ho voluto che restasse rivolta alle creature nate o nasciture, a quelle in formazione e agli adulti che ne sono responsabili, proprio perché, dopotutto e nonostante tutto, la speranza non deve morire ed è ad essa che dobbiamo aggrapparci con tutte le nostre forze. Credo inoltre che la maggior parte delle cose importanti nel mondo siano state compiute da persone o collettività che hanno continuato a provare anche quando sembrava che non ci fosse alcuna speranza di riuscire nell’intento e operare il cambiamento. Ecco, io, ho deciso di mettere in campo i mezzi a me più congeniali e ci sto provando, anzi riprovando con le mie “Memorie dal futuro”: “Non era triste, il mio Villaggio. No. Non era triste… C’era il peso della Memoria ma anche la luce della speranza ed essa non riguardava il futuro individuale bensì quello delle prossime generazioni. E c’era molta serenità, infondo, ben oltre la fatica e gli sforzi. Essa nasceva dalla consapevolezza profonda di essere immensamente fortunati perché nati, sopravvissuti, ancora vivi e capaci di lavorare e di svolgere funzioni utili ed al servizio della tribù. Chi era anche forte e sano e poteva generare Figli sani e forti alla serenità aggiungeva la gaiezza e ne faceva generosamente dono a tutti”. Il passaggio è tratto tra quelli iniziali del cap. I, in cui il protagonista Cisarò, ormai vecchio, sta raccontando la sua storia. Ha inizio nell’anno “per grazia divina” 0173 e nel luogo in cui egli è nato e cresciuto, alle falde del Taburno, in un lontano futuro.



Partenope - Inferno Celeste - 2020

Il romanzo di Silvana Campese Parthenope Inferno Celeste – Ovvero i molteplici volti dell’umanità edizioni Phoenix Publishing, scandisce il ritmo di una saga familiare ambientata a Napoli a partire dalla fine della Prima Guerra Mondiale fino agli albori del Terzo millennio. Attraverso vite, vicissitudini, passaggi epocali e molteplici eventi, anche naturali come il terremoto del 1980, e seguendo le esperienze umane dei numerosi personaggi di primo e secondo piano, l’autrice ha ricostruito un quadro storico-politico dell’epoca in cui si svolgono i fatti.



La Nemesi di Medea (Una storia femminista lunga mezzo secolo) - 2019


[...Quest’ultimo lavoro nasce dal desiderio di dare veste editoriale alla storia di mezzo secolo del suo gruppo storico femminista napoletano, le Nemesiache, e parte dal 1968 per arrivare al 2018, attraverso la narrazione in prima persona di un percorso soggettivo nel collettivo. Potremmo definirlo anche un’opera di riappropriazione e rivendicazione in entrambe le dimensioni. Il percorso che Silvana compie nel suo libro è infatti un iter emozionale oltre che documentaristico....]

Rosa Sannino



Contrappunto per soli timpani e oboe - 2010


Epistolario realmente intercorso tra Silvana Campese e il Poeta Lello Agretti. Un confronto sul piano personale e artistico con calzanti e "incalzanti" riflessioni sul presente. L'interlocuzione epistolare ricopre un arco di tempo reale, che va dal 30 luglio 2007 al 20 maggio 2008 e, come si dice nella presentazione,come dice Ida Alborino, non è una realtà fittizia ma autentica. Nella quale si affrontano nodi esistenziali irrisolti: il rapporto pubblico-privato, la caduta dei massimi sistemi con il tramonto di un'epoca, quella degli anni '70, percorsa da grandi ideali di cambiamento, l'insieme, che si è disciolto nel privato, con forti disillusioni, soprattutto per quanto riguarda la vita di Silvana, la cui rabbia disincantata è molto forte e critica, anche circa gli esiti del movimento femminista.



Strada facendo - 2002


E' certamente, tra i miei lavori, quello che considero il meno meritevole. Nel senso che, oggi come oggi, non lo pubblicherei... Ho scritto racconti di gran lunga migliori dopo quelli (magari li pubblicherò in futuro...) e per questa ragione, nonostante i riscontri a suo tempo positivi ( Ruffato, Magris ecc. ecc.) non mi sembra il caso di dilungarmi oltre. Lo boccio da sola. La critica di Felice Colucci fu feroce! Lo ringraziai. Per una persona che si propone pubblicando valgono molto le critiche negative! A volte il narcisismo degli artisti e degli scrittori è veramente patetico... Ben venga la frustata! Lì si misura il coraggio e l'umiltà dei "minori"!!! Chi non accetta di rientrare in questo ambito non potrà mai andare oltre... Resta esattamente dove sta e non procede



Prisma - 2001


Fra i numerosi commenti a Prisma - come quelli di Lina Mangiacapre, Marinella De Nigris, Victoriano Papa, Pier Antonio Toma, Gennaro Guaccio, Sergio Scisciot, Teresa Nastri - ce n'è uno di Giorgio Barberi Squarotti, che lo centra bene secondo me. Mi scrisse di suo pugno:
"Cara Campese, Le sono vivamente grato del gentile dono del Suo romanzo, che ho subito letto con interesse e partecipazione. E' una bella vicenda di vita e di sentimenti, condotta in modo efficacee e persuasivo, con punti a tratti di improvvisa ansia e drammaticità. La scrittura è limpida e sicura. Con molti cari auguri e saluti". Torino, 18 novembre 2001

Rassegna

Dan Kempes