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Pentesilea


Romanzo di Lina Mangiacapre
Ediz. MiniManifesta
Napoli - 1996

Prefazione di Michele Prisco

Il tema dell'androginia, così come quello della integrale totale rivendicazione femminista sono, si sa, primari nell'opera di Lina Mangiacapre: sia nel suo lavoro di pittrice o nell’esercizio di scrittrice, sia nella sua attività di regista cinematografica e, diciamo pure (o innanzi tutto?), nel suo impegno sociale. E se talvolta "l'ideologia" ha dato l’impressione di prevaricare alla resa del risultato, sempre in ogni caso è restata salva e impregiudicata la sincerità dell'autrice, vorremmo dire la sua strenua esigenza di esprimere – se non affermare – la legittimità delle proprie idee e affidare ad esse, con assoluta coerenza, una personale forma e carica espressiva.

In Pentesilea, romanzo di magmatica veemente appassionata scrittura a volte lancinante come un grido (Ma in altri momenti tenero e dolcissimo come un epicedio), Lina Mangiacapre incrocia il mito della regina delle Amazzoni e del suo drammatico confronto con Achille fatto di amore-odio: personaggio, per quel che abbiamo detto, a lei quanto mai congeniale, e personaggio che ha già affascinato in passato altri autori e basti citare Heinrich von Kleist e la sua tragedia in versi, opera fra le più grandiosamente ardite e selvagge della letteratura tedesca.

Ma a Pentesilea Lina Mangiacapre dà qualcosa di se stessa (delle sue motivazioni concettuali e ideologiche) e, vorremmo azzardare, persino trepidi indiretti risvolti autobiografici: come quando, ad esempio, nel rapporto fra la giovane amazzone tracia e il padre Ares sembra sovrapporsi il rapporto della scrittrice con il proprio padre, tanto che nelle bellissime trafelate pagine finali dedicate all’agonia del dio non sai – anche per la contaminazione, la commistione, già attuata in altri passaggi del romanzo, degli elementi mitologici con elementi della vita moderna – sino a qual punto siamo di fronte alla morte di Ares ricreata dalla fantasia o a quella più dolorosa e straziante della morte "vera" del proprio padre ricuperata da una memoria ancora immedicata.

Questo costante ribaltamento o adombramento fra mito e realtà è d'altronde l'aspetto più evidente del romanzo della Mangiacapre e lo connota di un fascino e di una tensione singolari, così come nella stessa struttura del libro si ritrova l’altro volto dell’autrice, quello della regista. Pentesilea è articolato infatti come una sceneggiatura: ma, attenzione, anche la scansione delle sequenze nei vari episodi solo all'apparenza mutua dal gergo del cinema le relative annotazioni visive proprie di quel linguaggio (esterno, interno, eccetera): qui si tratta di una sceneggiatura "interiore" per così dire, dove le didascalie segnalano sì le aperture temporali o spaziali ma accompagnandole con particolari indicazioni "emotive", per cui abbiamo, per esempio: interno storia squallore presente, o esterno interno assoluta trasparenza di potenza, e ancora: esterno ricerca memoria, interno grigio ritorno, esterno sangue urlo, interno . dolore – morte, eccetera. Che può essere anche una maniera nuova o diversa di fare narrativa, ma è soprattutto fedeltà e obbedienza alla propria insopprimibile profonda vocazione di cui Pentesilea costituisce a tutt'oggi un successivo felice tassello.

Foto

Rassegna

Amazzoni vendicatrici
Lina Mangiacapre presenta il suo libro e si racconta
Di Tullia Terminiello

Essere una donna oggi e sentirsi diversa esattamente come ieri, come sempre. Tornare indietro nel tempo e nello spazio, nelle atmosfere lontane del mito e ritrovare nei simboli e nelle metafore significati e ragioni eterne. Sembrano le criptiche memorie di una sibilla e invece è il difficile percorso che Lina Mangiacapre, amazzone senza tempo, compie da anni.

Con lo pseudonimo di Nemesi, fondava nel 1970 il gruppo storico femminista delle Nemesiache che condizionerà tutte le scelte della sua vita, d'artista poliedrica ed eclettica, ma soprattutto di donna. Lungi dal voler necessariamente condividere idee o convinzioni in qualche caso eccessivamente esacerbate, sabato sera l'associazione culturale ma, di cui Ilia Tufano è l'organizzatrice, presenta "Pentesilea", ultima fatica letteraria e teatrale della Mangiacapre.

Una scelta dettata soprattutto dalla qualità e dall’originalità dell’opera che attende di essere trasformata addirittura in un film. Laureata in filosofia, giornalista, scrittrice, musicista e regista, la Mangiacapre si firma Màlina in pittura. Anzi, quando le si domanda cosa fa nella vita lei risponde: "Sono una pittrice". Ed effettivamente Lina dipinge anche metaforicamente con le parole, con i suoni, con i colori, utilizzando, anche quando parla, un linguaggio criptico, difficile, in cui i riferimenti al mito si mescolano alla vita vissuta.

Ed è una continua altalena fra i ritmi "patetici" del sogno e quelli non meno forti della sua personale battaglia, combattuta in nome di una rivendicazione mai sufficientemente ottenuta, la sua Pentesilea. "Pentesilea" è la regina delle amazzoni – dice Lina – figlia di Marte, destinata ad uccidere l'unico uomo che avrebbe potuto amare e che avrebbe potuto amarla, Achille. Sono anche io, certo, ma potrebbe essere una qualsiasi ragazza dei nostri giorni, come tante costretta a combattere una guerra che non vuole. Ma Pentesilea è dedicata anche a mio padre e più in generale all’amore per il "il padre".

Combattuto e ritrovato mentre sta per morire, nel tentativo disperato di sconfiggere o sedurre la morte. Ma il dolore è talmente forte che alla fine è meglio morire”. Il lavoro è articolato come una sceneggiatura, ma si tratta pur sempre di una sceneggiatura “interiore”, dove le didascalie segnalano le scansioni temporali o spaziali, ma sono accompagnate da una serie di indicazioni emotive. C’è uno spazio lontano, trasfigurante, dal quale si entra e si esce in qualsiasi momento che fa da sfondo.

Dan Kempes